L’avventura fuori porta ovvero il sentiero alpino istriano in inverno

ippNato nel 1985 con il determinante contributo dei volontari dei ferrovieri croati, ai quali si associarono quelli sloveni e quelli italiani il sentiero attraversando l’intera penisola istriana univa, idealmente, le tre popolazioni. L’intero percorso veniva opportunamente ripulito, marcato e segnalato con la sigla I.P.P. (Istarski Planinarski Put), sulle vette venivano collocati i segnacime, i timbri e i libri di vetta.

Il percorso dal monte Maggiore (Učka) al monte Taiano (Slavnik) l’abbiamo suddiviso in sei tappe giornaliere per poter toccare oltre le cime di questa dorsale, anche i molti punti di interesse storico e naturalistico.

12 gennaio 2012: dal al

legenda delle mappe

vojakIl primo tratto, lasciata una vettura al paese di Brest pod Uckom, si prosegue sino al villaggio di Mala Ucka. Il paesino, con l’altitudine di 912 m circa, è il più elevato insediamento umano dell’Istria abitato l’intero arco dell’anno da pastori. Siamo ai primi di gennaio e cominciamo a calpestare la neve pochi metri fuori il paesino. La ripida salita ci conduce in breve sulla cima del Vojak. La giornata tersa ci consente di ammirare l’ampio panorama dell’intero Golfo del Quarnaro. Dopo le foto di rito, il timbro della cima e l’iscrizione sul libro di vetta dei nomi dei partecipanti, si inizia la veloce discesa verso il passo Poklon, passando per l’interessante Sentiero Naturalistico Autoguidato. Essendo l’ora del pranzo, i tavoli e le panchine del passo invitano alla sosta, con lo sguardo rivolto all’ampio panorama sulla città di Fiume, con alle sue spalle il Santuario di Tersatto e il Castello dei Frangipane. Con il freddo pungente consumare il pranzo al sacco è questione di pochi minuti. Un buon caffè bollente, naturalmente corretto con una delle saporite grappe e poi si parte per la prossima tappa. La lunga traversata nella vastissima faggeta ci porterà alla sella tra il Mali e . Noi saliremo il Mali Planik perché il Veliki lo riserviamo per la prossima tappa e anche perché le giornate corte non consentono deviazioni. Foto sulla cima e poi giù veloci, perché iniziava l’imbrunire e la strada sino alla vettura era ancora lunga. Malgrado la rapida discesa, il buio ci sorprende poco prima del paesino. Per fortuna la segnaletica del sentiero sempre ben visibile ci sostiene moralmente e verso le 22 arriviamo alle automobili. Una telefonata a casa e, poi, alla prima trattoria, una sosta ristoratrice,.

19 gennaio 2012: il Veliki Planik e la grotta preistorica

veliki planik

Si parte da Brgudac. Giunti al paesino non c’è anima viva per la strada! Dipenderà probabilmente dalla temperatura (Bella scoperta!) e dal leggero borino che soffia gelido. Il termometro esterno dell’autovettura segna -8.
Molte lapidi e monumenti ricordano eccidi compiuti dai nazifascisti nel 1943 coinvolgendo non solo partigiani, ma anche donne, anziani e bambini. Prendiamo il sentiero che punta direttamente alla vetta del Veliki Planik. All’interno del bosco il freddo è pungente, ma per fortuna, la bora si sente soltanto fischiare al di sopra delle chiome degli alberi. Giunti poco sotto la cima, il bosco diviene sempre più rado e la bora fa aumentare la sensazione di freddo. Svolti i soliti riti: foto di gruppo, timbro e iscrizione dei partecipanti sul libro di vetta scendiamo velocemente a cercare la protezione del bosco contro lo sferzare della bora sulle guance, unica parte del corpo non riparata dagli indumenti. Proseguiamo in dolce discesa verso la casa di caccia Bončičeva kuča dove nelle vicina dolina si apre una grande caverna preistorica. Guidati da una marcata traccia arriviamo al muro di cinta che proteggeva l’ingresso della grotta sia dall’attacco di uomini che di animali. Lo stretto varco nell’alta muraglia ci obbliga, per poter entrare, a togliere lo zaino dalle spalle. La grande cavità si presenta davanti ai nostri occhi e per il nostro amico speleologo è un invito ad una breve esplorazione. Ritornati sui nostri passi recuperiamo gli zaini e proseguiamo in direzione del Kuča na Koritima. Giunti al rifugio i tavoli e le panche invitano ad una pausa. Approfittiamo per finire l’ultimo sorso di grappa. Ripreso il cammino un bel sentiero ci conduce alle automobili.

27 gennaio 2012: dal monte alla

orljak helena

Lasciamo un’automobile nel paesino di Racja vas e proseguiamo con l’altra sino a Brgudac. Partiamo verso il Kuča na Koritima per salire il Brajkovo vrh, situato quasi sopra il rifugio. Scesi dalla cima prendiamo la direzione per il monte Orljak al quale arriveremo dopo aver camminato lungamente all’interno del rigoglioso bosco. Lungo il tragitto troviamo un piccolo cimitero con alcune targhe commemorative di caduti partigiani. Pochi metri prima di giungere alla panoramica cima dell’Orljak, passiamo tra decine di ginepri che invece di avere la tipica forma conica, se ne stanno rannicchiati, probabilmente per non essere investiti dalla forte bora. Infatti anche noi stessi facciamo fatica a stare fermi in piedi per poter scattare la foto di vetta. Ampio il panorama sui monti dell’Istria centrale. Ci allontaniamo dalla vetta in cerca di un riparo dalle incessanti raffiche di bora. Ancora una volta la fortuna ci assiste e trovata una minuscola dolina riparata, ci fermiamo per consumare il pranzo al sacco. Alla fine del pasto una tazzina di caffè bollente e un sorso di grappa ci danno lo sprint necessario a riprendere la marcia. Scendiamo seguendo le indicazioni per il paesino di Racja vas e dopo circa 45 minuti abbandoniamo questo per seguire IPP che dovrebbe condurci vicino alla grotta di Sv. Helena situata poco sotto l’omonimo monte. Infatti troviamo lungo il sentiero la deviazione che conduce alla preistorica caverna. Seguendo la segnaletica ci dirigiamo verso l’imboccatura, ma presi dalla foga, probabilmente non vediamo una deviazione e così manchiamo per poche decine di metri la visita all’interessante cavità. Arrivati ad una stradina, proseguiamo seguendo il navigatore satellitare del nostro amico e trovare il paese di partenza e l’automobile diventa un giochino.

4 febbraio 2012: dalla caverna di Sv. Helena al

gomila zbevnica

Oggi è prevista la traversata dell’ultimo tratto della IPP in territorio croato. Arriviamo a Racja vas: temperatura -9; bora molto forte con raffiche fino a 150 km orari. Indossate muffole, berretti di lana e scaldacollo si parte. Entriamo nel fitto bosco e la bora sembrerebbe scomparsa se non fosse per il possente ed incessante ululato sopra la cima degli alberi. Naturalmente la prima meta doveva essere la caverna di Sv. Helena mancata in maniera balorda la settimana precedente, perché questa volta ci arriviamo diritti senza alcun problema. Il nostro amico speleologo, penetra brevemente nelle diverse entrate che si aprono nella parete rocciosa. Anche l’altra parte del gruppo va a curiosare all’interno della cavità. Qualche foto e poi via verso il monte Gomila. La marcia all’interno del bosco, è tutto sommato abbastanza protetta dalla bora che continua a fischiare sulla chioma degli alberi. Ma, poco sotto la vetta, le raffiche riprendono impetuose facendoci traballare. Le solite operazioni: timbro, foto e firma sul libro di vetta, vengono svolte il più rapidamente possibile. E poi la veloce discesa per rientrare nel bosco. Si va ora verso Trstenik paesino quasi disabitato. Seguendo le indicazioni traversiamo la strada asfaltata che collega Brest a Trstenik. Il bosco comincia a farsi più rado e la bora, che non è mai cessata del tutto, sembra aumentare di intensità. Una galleria artificiale ci offre un confortevole, quanto temporaneo riparo, per il tempo di consumare il fugace pranzo. Si riparte puntando alla cima, ormai vicinissima, ma la bora aumentando di velocità (sapremo dai notiziari serali, che le raffiche avevano superato i 150 km orari) ostacola in maniera incredibile il nostro avanzare. Proseguiamo barcollando come ubriachi per vincere le raffiche. Finalmente la tanto sospirata vetta della Žbevnica. Per apporre l’irrinunciabile e super guadagnato timbro, siamo costretti costretti a togliere dalle mani le muffole. Basteranno quei pochi secondi con le mani nude a farci perdere la sensibilità delle dita che si protrarrà per più di un mese. Per fortuna bastano pochi metri di discesa verso Brest per essere di nuovo al riparo del terribile vento. Arriviamo al rifugio appoggiato su di un ampio terrazzo, pieno di tavoli e panche, ma il freddo intenso che ci pervade dalla testa ai piedi non ci invoglia alla sosta. Il largo sentiero ci conduce in poco tempo al paese di Brest dove concludiamo questa tappa che non dimenticheremo facilmente. Una sosta ristoratrice nella trattoria. Dove con l’aiuto di un buon bicchiere di vino, una fetta di prosciutto e il caminetto acceso, la circolazione sanguigna riprende in pieno.

9 febbraio 2012: anello del monte Slavnik

slavnik

Partiamo dal paesino di Skadanščina prendendo subito fuori dall’abitato il sentiero, a sinistra, che conduce alla Mala Vrata. A circa metà strada passiamo in prossimità di una caverna che scende con pareti praticamente verticali per una decina di metri sotto i nostri piedi. Facciamo il giro dell’apertura per vedere se ci fosse la possibilità di scendere per fare una breve visita, ma le pareti scoscese e piene di muschi sconsigliavano qualsiasi approccio, senza adeguate attrezzature. Ripreso il cammino, arriviamo in poco tempo alla vasta insellatura della Mala Vrata, confine con la Croazia, dove incontriamo il sentiero proveniente dai monti Pleščeviča. Pieghiamo a destra e procedendo in moderata salita rientriamo nel bosco. Al bivio per il monte Slavnik (Taiano) decidiamo di allargare l’itinerario portandoci sulle pendici meridionali dell’altipiano per salire, dopo una breve deviazione, il monte Mali Grižan. È giunto il momento di uno piccolo spuntino, visto che la bora quest’oggi non soffia impetuosa come le escursioni precedenti. Scendiamo a riprendere la pista abbandonata poco prima e prendiamo il sentiero che si dirige decisamente verso nord. Camminiamo, con modesti dislivelli, lungamente sul crinale che delimita a ovest l’altipiano. Arrivati al monte Grižan il bosco ritorna a farsi più rigoglioso con i grossi faggi che ci proteggono dalla bora che nel frattempo ha ripreso a soffiare sia pure con modesta velocità. Una accogliente e ben strutturata casa di caccia, ci invita alla sosta per scattare qualche foto. Ripreso il cammino in breve usciamo dal bosco e al di là dei pendii erbosi che circondano la vetta ci appare il rifugio Tumova, che si trova a qualche decina di metri dalla vetta. Trascuriamo per il momento la sosta presso il rifugio, chiuso perché è giovedì, e tiriamo avanti sino alla panoramicatissima cima. La bora nel frattempo aveva aumentato di intensità così qualche rapida foto e poi giù al rifugio per trovare un po’ di riparo dal vento. Posti i timbri e le firme sul libro del rifugio, decidiamo di fare visita al monte Grmada che si trova a pochi minuti di cammino. Purtroppo anche questo piccolo locale è chiuso e troviamo appena un po’ di riparo nella trincea all’interno della quale è collocata la struttura. La sosta è forzatamente breve a causa della bora che non dà tregua. Così iniziamo la discesa rientrando in breve nel bosco e il veloce sentiero ci conduce in meno di un’ora al punto partenza.

16 febbraio 2012 Anello del

veli badin

Dalle ultime case del piccolo paese di Gracišče, addossato alle pareti della montagna, si segue un sentiero in moderata salita, costellato da piantine di salvia. Purtroppo non possiamo inebriarci dell’inteso profumo che la regina delle erbe effonde nei mesi primaverili perché le foglie sono congelate dal freddo intenso. La via conduce in breve alla sommità del Lačna, dove una torre panoramica consente allo sguardo di abbracciare buona parte dell’Istria centrale. Pochi minuti  dopo, arriviamo alla cinta di un castelliere, uno dei più vasti del territorio. Percorrendo la  dolcemente ondulata e panoramica dorsale, ci avviciniamo al monte Krog. Dalla sua cima, la vista  si posa sul lontano arco alpino: alle Dolomiti, alle Alpi Carniche e alle Alpi Giulie con evidenti il M. Nero, il Canin e sullo sfondo l’onnipresente Tricorno. Spaziare sul mare oppure indugiare sui luoghi vicini, quali la chiesa fortificata di Hrastovlje, (splendido nella sua semplice austerità, edificio, famoso per i suoi affreschi, custoditi per moltissimi anni da una mano di calce, unico rimedio per le frequenti epidemie di peste che a quel tempi percorrevano l’intera Europa, e riportati alla luce in maniera fortunoso da un pastore che per trovare riparo ad un forte temporale, entrato nella chiesa, si era messo a grattare le pareti portando così alla luce un piccolo pezzo di affresco, e, informate le autorità si diede subito avvio alla pulitura delle pareti), alla quale dedicheremo una delle prossime escursioni, la scelta è difficile allo sguardo piacevolmente stupefatto. Poco più lontana, adagiata ai piedi delle rocce, la torre d’avvistamento dei turchi con la sua forma slanciata cattura lo sguardo che poi, passando oltre, va a posarsi sul soprastante monte Slavnik (Taiano). La carta topografica ci indica che siamo vicini ad una formazione geologica denominata Tri očke. La curiosità di vedere di cosa si tratta ci porta ad aguzzare la vista perché il più delle volte questi luoghi non vengono segnalati. Neanche finito il pensiero, ecco comparire davanti a noi un bel cartello con l’indicazione  della cavità. Seguiamo una tenue traccia nell’erba e in pochi  secondi siamo sull’orlo della caverna. Cerchiamo un  punto agevole e scendiamo sul fondo della caratteristica grotta. Scattate una serie di foto, riprendiamo il cammino e dopo aver gradevolmente scarpinato sull’erboso altopiano, rientriamo nel bosco e seguendo un sentiero in moderata pendenza scendiamo, passando vicino ad una piccola ma interessante forra, verso la località di Mlini, senza però arrivarci. Siamo nella “terra di nessuno” tra il confine di Stato sloveno e quello croato. Inizia in questo punto un tratto particolarmente affascinante. Man mano che ci avviciniamo alle grandi caverne, abitate dai primitivi, non faremo a meno di stupirci per la loro vastità e colorazione. Da qualche anno il sentiero che conduce all’inizio della brevissima via attrezzata che permetteva di superare le ardite pareti è stato chiuso per non disturbare la nidificazione del passero solitario. Quindi ritorniamo sui nostri passi e, attraversato un interessante solcato carsico, arriviamo al monte Badin e dopo qualche centinaio di metri, all’antica chiesetta di Sv. Kirik, nelle cui vicinanze e precisamente sul monte Gradec aveva sede un castelliere. Da qui inizia una lunga ma distensiva discesa che ci porta al punto di partenza.

23 febbraio 2012: Anello del

kojnik

Partiamo da Podgorje lasciando alla nostra sinistra le pendici del monte Slavnik. Costeggiando i lunghi muretti a secco che delimitano i numerosi pascoli cominciamo, a salire con moderata pendenza il sentiero, inoltrandoci sempre più profondamente nel bosco. Ma è sufficiente guadagnare qualche centinaio di metri di dislivello perché lo sguardo cominci a posarsi sul golfo di Trieste e sulla cima del monte Slavnik. Arrivati sulla vetta lo sguardo abbraccia ora anche buona parte delle montagne visitate nelle passate settimane. Dopo il Kojnik puntando direttamente alla Žbevnica attraversiamo un tratto di bosco colpito diversi anni or sono da un incendio dal quale stenta a riprendersi. Il sentiero prosegue seguendo perfettamente il filo della lunga dorsale portandoci in vetta al monte Golič con la caratteristica croce posta sulla cima. In breve giungiamo ad un bivio, dove proseguiamo alla nostra destra seguendo le indicazioni per il monte Kavčič. Scendiamo per qualche decina di metri, rasentando un profondo abisso che si apre vicino ai nostri piedi, e arriviamo sul fondo di una grande radura. La nostra prossima meta è ormai vicina e in breve calpestiamo la vetta  del monte Kavčič. Cerchiamo un posticino comodo e consumiamo il nostro pranzo. Siamo più o meno a metà del nostro giro e l’appetito comincia a farsi sentire. Invece che ritornare sui nostri passi “navighiamo” a vista in direzione del monte Lipnik che sovrasta il ripido ciglione e che delimita la valle del Risano. Poco prima di arrivare alla cima una breve deviazione ci porta ad una piccola dolina dove vennero fucilati alcuni partigiani e una lapide ricorda il triste episodio. Dalla vetta si torna per pochi metri indietro, sino ad una decisa svolta a destra, per imboccare un ripido sentiero che si abbassa verso la base del ciglione.
Si continua a scendere sino alla stazione ferroviaria di Zazid per poi risalire sino a guadagnare l’orlo superiore del ciglione. Non mancano qui numerosi segni di opere militari con scavi nella roccia di caverne e trincee. Proseguiamo sino ad incontrare una carrareccia in prossimità di una ampia sella. Da questa inizia la lunga discesa che ci condurrà al parcheggio.

10 marzo 2012: da a

hrastovlje crni kal

partiamo dal paesino di Hrastlovlje ai piedi della celeberrima chiesa della Sv. Trojica.
Protetta dalle alte mura, essa poteva dare riparo alle genti che si trovavano in aperta campagna, qualora fossero state assalite dalle bande turche. Costruita nel XIV sec. conserva al suo interno 82 affreschi, tra i quali la notissima “Danza Macabra”, che illustrano l’Antico ed il Nuovo Testamento assieme a momenti di vita quotidiana. Da qualche anno lo storico edificio è posto sotto la tutela dell’UNESCO.
Scendiamo lungo le strette viuzze e in breve abbandoniamo il paese e incominciamo a salire  compiendo un’ampio giro verso la borgata di Zanigrad, ora quasi completamente disabitata, con la minuscola chiesa di S. Stefano.
Ma è proprio nella ricorrenza di questa festività che il borgo rinasce dando vita ad una delle più importanti fiere di cavalli, la cui tradizione si perde nella notte dei tempi.
Si raccomanda al viandante di fermarsi in entrambe le chiese. Il sentiero, che sino a non molti anni fa passava su di una larga cengia sopra la quale si apre la caratteristica grotta rovescia di Podpeč ai piedi del paesino omonimo, non è più transitabile per non disturbare la nidificazione del passero solitario che su queste pareti scoscese trova sicuro rifugio. La stradina prosegue innalzandosi sino ad incrociare una strada asfaltata che porta sotto la “Torre dei turchi”.
Essa era un formidabile punto di osservazione che consentiva al piccolo presidio, che vi soggiornava, di avvisare la popolazione ed i castelli posti nelle vicinanze dell’arrivo delle orde turche.
Inerpicandosi lungo il sentiero, dove necessario protetto da cavi d’acciaio, con i gradini intagliati nella roccia, qualche metro prima di arrivare alla scala d’accesso del manufatto un’esile traccia conduce verso sinistra.
Purtroppo le attrezzature di protezione che consentivano una sicura discesa alla grande caverna sottostante sono da tempo in precarie condizioni, ma con grande prudenza e magari qualche metro di corda si può entrare per compiere una stupenda e avvincente visita. Oltre all’aspetto speleologico, molto interessante. dell’antro, si possono ancora perfettamente distinguere le mura e le travi che costituivano la struttura del maniero, probabile ricovero degli armigeri di guardia sulla torre dei turchi. Lasciata la torre il sentiero continua ripido e in breve conduce sull’altipiano.

Chiesa fortificata HrastovlijeCi troviamo sopra il secondo gradino roccioso che dalla valle del Risano conduce a Podgorjie. Lungo l’intero ciglione numerose sono le cavità che si aprono sul terreno, alcune facilmente visitabili altre riservate invece ad esperti speleologi, per cui si tralascia di darne descrizione. La nostra prossima meta sarà la chiesetta di Marija Snežna posta al centro dell’antico castelliere del monte Gradišče. Alcune panche invitano alla piacevole sosta per consumare il pranzo. La discesa ci porta ad attraversare il vasto macereto che costituiva il muro di cinta del castelliere riportandoci in breve sul ciglione. Lo seguiremo lungamente sino all’attraversamento della linea ferroviaria Koper-Divacia. La via ora si abbassa lentamente pre portarsi alla base delle alte pareti che circondano il paesino di Črni Kal. Anche lungo questo tratto non mancano le caverne ed una in particolare invita alla sua visita.
Siamo già nei pressi di una delle più famose palestre di arrampicata della zona, credo seconda solamente, per grado di difficoltà e per lunghezza, a quella di Rio Ospo. Incontriamo decine  di appassionati che si cimentano lungo percorsi con vie che, come difficoltà, arrivano al quarto, quinto e sesto grado. Una breve deviazione ci conduce al ponte che consente l’ingresso all’antico castello di Črni Kal. All’epoca esso praticamente irraggiungibile visto che era stato edificato quasi a una decina di metri distante dalle pareti rocciose, e quindi vi si accedeva solamente utilizzando il ponte levatoio.

Scarica l’attestato personalizzabile con i timbri dell’Istarski Planinarski Put.